giovedì 30 gennaio 2025

Celebriamo insieme la Ruota dell’Anno!

 

È mia abitudine, per comprendere meglio il mondo che mi circonda, soffermarmi sull’origine del senso delle parole che usiamo nel dare forma alla realtà. Non sempre è facile raggiungerne il significato originario, ma questa ricerca di ‘senso’, aiuta a comprendere ciò che quelle parole portano con sé attraverso la loro storia ed evoluzione.

Cosa vuol dire quindi, per me,  Celebriamo insieme la Ruota dell’Anno”?

Tra la parola Ruota, immediatamente evocativa di movimento e circolarità e simbolicamente presente in moltissime culture e la parola Anno, ho preferito soffermarmi brevemente su quest’ultima. Una parola che usiamo quotidianamente senza chiederci del gran Mistero del Tempo che veicola.

La parola anno la si deriva dal latino annus, a sua volta derivante da un più arcaico amnus, e passa, senza troppe modifiche, nelle lingue neo-romanze ad indicare appunto l’anno, ovvero quel giro di 365 giorni e poco più che la nostra amata Casa Terra compie intorno al Sole da miliardi di ‘anni’ ormai.

La radice indoeuropea *AM/AN la si ritrova nel sanscrito am-ati, termine che indica il “tempo. È la stessa radice indoeuropea che dà origine al greco eniautòs = “anno” e enos= “vecchio” con il significato ulteriore di “sempre” e “eterno”. Cosa è, infatti, “vecchio” se non ciò che ha accumulato tempo? E cosa è “eterno” se non il continuo ruotare intorno al Sole?

Alcuni studiosi riconducono l'etimologia della parla anno anche ad altre radici indoeuropea: am-b = “intorno” o anche ac-, da cui deriva la forma osca aknus = “piegato”, che si ritrova in annulus = “anello”, “cerchio”, ovvero “ciò che è piegato in un cerchio”, come una ruota.

Una ruota che da sempre gira.

È suggestivo che questa radice an/am la ritroviamo anche in altre lingue non indoeuropee Ad esempio, nell’antico Egitto Nut è una dea primordiale che rappresentava il cielo e la nascita, mentre nel vicino mondo mesopotamico abbiamo il dio del cielo An/Anu, signore di tutti gli dei.

Un’altra curiosità interessante che si lega al rapporto Terra-Sole è l’aggettivo “solenne”, che sarebbe composto da sol (“intero”, “pieno” oltre che “Sole”) + emnis (da amnus = ”anno”,) ovvero ciò che “pieno, intero dopo un anno”, da qui il senso di  celebrazione importante, piena, completa, “solenne”.

Come si nota facilmente, quindi, lo scorrere del tempo, il ritmo delle stagioni, il ripetersi dei cicli erano ben noti ai nostri antenati, al di là che comprendessero o meno il movimento di rivoluzione della Terra, che si “piega intorno al Sole in un anello” o che fosse il Sole a tracciare archi e cerchi intorno alla Terra. Essi avevano gli occhi al cielo e questo li elevava e li innalzava. Facevano riferimento e celebravano solennemente il ritorno di eventi astronomici, fissando le tappe che a “ruota”, ovvero a giro perenne, si compivano e ritornavano.

Come esseri umani siamo un’infinitesima parte dell’eternità ed aspiriamo ad essa contemporaneamente. Conoscere il tempo, viverlo, scorrerlo, fissarlo… nel vano tentativo forse di fermarlo o allungarlo è stato, infatti, tra gli interessi che più ci hanno occupato e preoccupato fin dalla notte dei tempi e non solo per una questione di mera sopravvivenza. Per noi oggi è difficile immaginare quanto fosse importante e quanto impegno e fatica sia costato ai nostri antenati ordinare gli eventi in un calendario (crf sanscrito Kala = “tempo” o le Calende greche) per dare senso a questo vorticoso “ruotare” tra le eterne stelle.

Questo breve e non definitivo excursus sul significato di alcune parole è per sottolineare come la concezione del tempo e della sua misura, lungi dal volerne affrontare la tematica filosofica che esso sottende, ci mostra quanto siamo cambiati rispetto ai nostri avi.

Oggi le nostre vite sono frecce, lineari, lanciate nel caos. Il tempo lo segniamo ovunque, sappiamo in qualsiasi momento che ora sia o il ‘tempo’ (meteo) che farà e distinguiamo separatamente le due cose senza più avvertirne il senso di mistero e aleatorietà o di pienezza e compimento. Paradossalmente ci lamentiamo spesso che non abbiamo tempo e la conta di istanti irripetibili in cui quel tempo davvero sia stato vissuto con interezza è davvero poco, e ciò malgrado la fame di vita, di attività ed esperienze con cui proviamo a riempirlo. Ma si può ‘riempire’ il tempo come un qualsiasi contenitore vuoto?

Nell’epoca attuale, sappiamo sempre a che punto del giro della Terra siamo o a che punto siamo del giro intorno alla nostra stella, eppure non guardiamo più il cielo, né di giorno né di notte, e non cogliamo più i segni intorno a noi dal calendario perenne della Natura, né ascoltiamo la direzione dei venti per orientarci nello spazio. Sappiamo tantissime cose rispetto ai nostri antenati, ma non riconosciamo più il linguaggio delle stagioni, i ritmi che si ripetono e i nostri ritmi li sentiamo spesso ‘innaturali’. Chissà forse davvero abbiamo perso il ritmo che chi ci ha preceduto viveva in modo più immediato, nel senso di ‘non mediato’, non interposto da mezzi o strumenti, ma diretto e connesso, invece, alla natura e ai suoi cicli. Senza mitizzare e senza forzare una visione romantica del passato, è innegabile che però la nostra visione del tempo è prettamente lineare.

Per alcuni popoli che ci hanno preceduti, invece, l’idea del tempo lineare si intrecciava nell’abbraccio di tanti cerchi, circoli e ritorni e non era così preminente da diventare esclusivo e totalizzante, privandolo della pienezza del compiuto e svuotandolo della speranza del ritorno, come lo è purtroppo oggi.

Se ci permettessimo del tempo per noi, per riprendere la danza della vita, potremmo vivere la Ruota dell’Anno, come frecce puntate verso le stelle, celebrando una profonda connessione con la natura e i suoi meravigliosi cicli e recuperando una visione arcaica del tempo che renda i nostri passi salti e giravolte, una danza che intreccia insieme la linea e il cerchio, nell’ordito e nella trama del nostro vissuto.

La Ruota dell’Anno è, quindi, uno strumento che permette a chi la segue e la celebra di riconoscersi come parte di qualcosa di più grande, sia esso la Natura o il Cosmo o il Tempo. Di fatto è una sorta di calendario perpetuo che fissa momenti speciali nell’arco dell’anno. La ciclicità che essa rappresenta aiuta ad immergersi e fluire nella corrente delle energie dell’Universo e a restituire le coordinate di dove ci si trova nello spazio e nel tempo di quel momento, per celebrarlo.




Origine e storia della Ruota dell’Anno

Storicamente, per come la conosciamo oggi, la Ruota dell’Anno è una concezione del tempo che deriva dalla cultura Wicca e neopagana degli anni ’50, fondata da Gerald Gardner e influenzata dalla visione druidica di Ross Nichols, a loro volta ispirati dagli studi di Margaret Alice Murray su una presunta “Vecchia Religione” pagana pre-cristiana. Nel libro Il Dio delle Streghe (1930), l’autrice parla di quattro grandi feste collegate al ciclo delle stagioni, «i Grandi Sabbat» e quattro feste collegate al ciclo lunare, «gli Esbats».

Di fatto, però, della Ruota dell’Anno più nota e diffusa, cioè quella neopagana, non ci sono documenti e attestazioni certe. I nostri predecessori seguivano spesso calendari con festività diverse da regione a regione e il computo del tempo è stato spesso in mano a caste speciali che dettavano la separazione tra tempi sacri e tempi profani. È però abbastanza verosimile che, conoscendo i passaggi delle stagioni e gli eventi astronomici principali, i nostri antenati abbracciassero la visione del tempo circolare e non celebrassero solo quel paio di feste note nel mondo celtico e germanico da cui la Ruota è stata tratta. Come è altrettanto verosimile che la ciclicità del tempo sacro non fosse appannaggio esclusivo del mondo nordico. È facile immaginare, infatti, che anche nel mondo mediterraneo fossero presenti concezioni simili e scavando nel sincretismo di quelle festività rielaborate, assorbite e confluite nel cristianesimo si possono rintracciare antichi relitti e nuove manifestazioni di un arcaico sentire.

Le attuali otto festività che caratterizzano la Ruota coincidono con una suddivisione del tempo dell’anno in momenti considerati speciali. Ciò aveva impatto sulla vita dei nostri antenati e ha impatto anche su chi vive immerso nel mondo tecnologico di oggi. Anzi, è proprio a noi donne e uomini di oggi che può essere di grande aiuto nell’osservare e riconoscere le trasformazioni della natura, restituendoci un tempo che non sia solo un susseguirsi di impegni tanto in estate quanto in inverno o tanto di giorno così come di notte, perdendo i significati profondi e le energie che certi momenti continuano a donarci, così come è sempre accaduto in milioni di anni.

La Ruota si suddivide in otto periodi della durata circa di quarantacinque giorni ciascuno, durante i quali il culmine è rappresentato da un giorno di festa. Quella più famosa è composta da 8 festival, che combina le cosiddette quattro Feste del Fuoco celtiche (Imbolc, Beltane, Lammas detto anche Lughnasadh e Samhain), che corrisponderebbero ai Grandi Sabbat, alternandole con i solstizi e gli equinozi (Yule, Ostara, Litha, Mabon), che corrisponderebbero ai sabbat minori che alcuni chiamano Esbats, come le celebrazioni legate alla Luna Piena, essendo in parte computati col ciclo lunare. I nomi dei festival possono cambiare in base alle diverse tradizioni e, per quanto i sabbat siano giorni scelti convenzionalmente in momenti in cui l’energia delle stagioni è all’apice o in momenti di potenti passaggi, possono non coincidere nelle diverse tradizioni a seconda se si seguono le date convenzionali (i sabbat maggiori sono sempre al primo del mese corrispondente, i minori invece seguono le date convenzionali dei solstizi e degli equinozi) o quelle astronomiche che possono variare di qualche giorno. Questi momenti erano associati ai cicli dell'agricoltura e dell'allevamento e venivano determinati anticamente, come oggi, in base alla levata eliaca delle stelle alpha visibili ad occhio nudo di alcune costellazioni nel loro viaggio annuale nel cielo notturno. Tradizionalmente i sabbat duravano tre giorni, ma anche questo non è rigorosamente certo, a partire dal tramonto del giorno precedente, in questo seguendo la cultura celtica per cui il giorno cominciava al tramonto.

Per alcune delle religioni neopagane come la Wicca, i sabbat  simboleggiano nell’arco dell’anno anche le tappe nella vita del Dio, che nasce dalla Dea a Yule, cresce fino a diventare adulto, si unisce a lei a Beltane, regna come "Re di primavera" per poi indebolirsi e morire a Lammas e ricominciare in un nuovo ciclo di morte e rinascita. I quattro sabbat sono poi assimilabili alle età dell’uomo e della donna: infanzia, fanciullezza, maturità e anzianità. In questo caso il calendario della Ruota dell’Anno fonde, quindi, due cicli. Il primo è il viaggio del Sole nel cielo che attraversando le ‘porte’ degli equinozi e dei solstizi, ci presenta la nascita, la maturità, la vecchiaia, la morte dell’astro e la sua nuova rinascita. Il secondo ciclo è quello stagionale dove le vicende delle divinità legate ai culti agrari e pastorali si intrecciano ai temi della semina, della fioritura, della maturazione della raccolta. Meno evidenti sulla Ruota sono i cicli lunari, pur se per le popolazioni arcaiche avevano avuto grande importanza e ne ha ancora per le donne.

La Ruota dell’Anno è però uno strumento per tutti, non solo per i neopagani. Personalmente preferisco chiamare “festival” o semplicemente “feste” gli otto momenti di celebrazione, non associando la nomenclatura ad alcuna osservanza, pur rispettandone la tradizione che nel frattempo si è instaurata, per dare a chiunque la possibilità di connettersi coi cicli della Natura e vivere il tempo come sacro e che ci viene incontro ritmicamente, in libertà. Questi passaggi, queste sorte di porte, sono lì per chi le voglia attraversare e se ne perdiamo qualcuna, sappiamo che abbiamo la possibilità di ritrovarle al prossimo giro di Ruota. Questa opportunità, questa speranza è ciò che rende la Ruota uno strumento di connessione con sé stessi e il mondo, uno strumento di conoscenza, una pratica e anche una medicina.   

Infatti, è sempre più utilizzata anche da chi vive la propria spiritualità come rispetto per la Natura e per i ritmi della Terra, seguendo cicli che, in un’ottica evolutiva, compiono in realtà un movimento a spirale e non solo circolare. Per cui si ritorna, ma mai allo stesso punto di partenza e la fine, ovvero il compimento, sarà un nuovo inizio. Il tutto poi è assimilabile al grande ciclo che accomuna tutti gli esseri viventi (compresi, quindi, gli animali e le piante) di nascita-crescita-morte-rinascita. Qui l’essere umano può trovare il proprio equilibrio, il proprio ritmo, accordandosi a quelli della Natura e recuperare il senso della sacralità di ogni momento.

Si può rendere graficamente la ruota dell’Anno in diversi modi, la più semplice è quella di suddividere un cerchio in 8 spicchi o raggi e in questo ci rimanda immediatamente l’immagine della ruota che gira. Si può creare la propria, esprimendo la propria creatività aggiungendo simboli, riferimenti, piante, animali e tutto ciò che rimanda alla festa e al periodo in questione.

Le otto Feste

Le feste del Fuoco o i quattro Sabbat maggiori sono quindi:

Samhain - celebrato attorno al 31 ottobre - Levata eliaca di Antares (Alpha Scorpii)

Imbolc - celebrato attorno al 1º febbraio - Levata eliaca di Capella (Alpha Auriga)

Beltane - celebrato attorno al 1º maggio - Levata eliaca di Aldebaran (Alpha Taurus)

Lughnasadh - celebrato attorno al 1º agosto - Levata eliaca di Sirio (Alpha Canis major)

A causa dei fenomeni di nutazione e della precessione, se queste corrispondenze erano un tempo esatte (Età del Ferro) oggi non lo sono più. È questo a generare lo scarto di qualche giorno tra chi segue le date convenzionali fisse e chi quelle astronomiche variabili.

I quattro Sabbat minori invece venivano calcolati in base al ciclo solare e coincidono con i due solstizi e i due equinozi.

Yule - celebrato attorno al 21 dicembre - Solstizio d'inverno

Ostara - celebrato attorno al 20 marzo - Equinozio di primavera

Litha - celebrato attorno al 21 giugno - Solstizio d'estate

Mabon - celebrato attorno al 22 settembre - Equinozio d'autunno

Le date indicate sono valide per l'emisfero nord, dove queste feste hanno avuto origine. Chi volesse celebrarle nell’Emisfero Australe rispettando le stagioni deve traslare ogni ricorrenza di sei mesi.

La maggior parte dei nomi delle feste derivano da festività storicamente accertate in ambito celtico e germanico. Non è così per Litha e Mabon, il Solstizio d'Estate e l'Equinozio d'Autunno, i cui nomi sono  stati introdotti in Nord America da Aidan Kelly nel 1970 e poi diffusi nel mondo.

In genere, la prima festività è Samhain, per chi rispetta il calendario celtico, e l’ultima è Mabon, secondo l’ordine che segue:

Samhain > Yule > Imbolc > Ostara > Beltane >Litha > Lughnnasadh  > Mabon.

Alcuni, invece, preferiscono iniziare i nuovi cicli, i nuovi giri di ruota, da Yule o da Imbolc.



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